Agenti di commercio, indennità e risarcimenti anche nei periodi di prova

Gli agenti di commercio hanno diritto alle indennità ed al risarcimento del danno previsti anche nel caso in cui la cessazione del contratto si verifichi nel corso del periodo di prova. Questo il succo della sentenza pronunciata ieri dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea nella causa C-645/16 «Conseils et mise en relations (Cmr) / Demeures terre et tradition Sarl»

Contratti nella filiera della moda - Subfornitura - Abuso di posizione dominante

Secondo una recente pronuncia del Tribunale di Milano, in materia di abuso di posizione dominante, l’art. 9 L. n. 192/1998 (http://www.agcm.it/normativa/concorrenza/5795-legge-18-giugno-1998-n-192-art-9-abuso-di-dipendenza-economica-disciplina-della-subfornitura-nelle-attivita-produttive.html) si applica a tutti i rapporti di collaborazione tra imprese, nelle fasi della produzione e/o della distribuzione.
Il primo e principale sintomo di dipendenza economica, per il Tribunale meneghino, è rappresentato dall'esecuzione da parte dell’imprenditore debole di una serie di investimenti specifici (relational specific investments) nell’ottica di far fronte agli impegni contrattuali assunti con l’imprenditore forte. L’imprenditore debole si trova così esposto al ricatto (hold up) dell’imprenditore forte, giacché la minaccia di interruzione del rapporto lo costringe a proseguirlo accettando condizioni inique, di fronte all'eventualità di non riuscire ad ammortizzare gli investimenti che ha fatto nel tempo, o di dover affrontare dei costi elevati per la loro riconversione. Si tratta di una situazione che potrebbe essere ravvisabile in relazioni contrattuali con le grandi case di moda.

Roberto Casella

Una buona notizia per tutti i contribuenti!

Finalmente, nel novembre scorso, la Suprema Corte di Cassazione a sezione Unite (Cass. sez. Un. 23397 del 17.11.2016), cioè la massima espressione della giurisprudenza italiana, ha chiarito che i crediti della Pubblica Amministrazione cioè da Agenzia delle Entrate, INPS, INAIL, Comuni, Regioni, ecc. si prescrivono in cinque anni, se tale pretesa non è stata accertata e consacrata tramite una sentenza passata in giudicato (cioè dopo un giudizio civile ordinario) o un decreto ingiuntivo definitivo.

Spesso la parte pubblica, per difendere le proprie pretese fondate su atti di accertamento o provvedimenti esattoriali ( magari non opposti dal contribuente e datati nel tempo), sosteneva l’applicabilità del termine decennale (termine lungo), contrariamente a quello quinquennale (breve) come facevano le difese dei contribuenti.

La Suprema Corte, invero, ha risolto il contrasto smentendo la tesi della parte pubblica e chiarendo che l’eventuale mancata attivazione da parte del cittadino a contrastare l’accertamento o il provvedimento esattoriale, determina la definitività del credito ma non converte il termine di prescrizione breve ex art. 2948 c.c. in quello lungo ex art. 2953 c.c.

Pertanto occorre prestare attenzione quando vengono notificate cartelle esattoriali, avvisi di addebito o atti di accertamento (che sono semplici atti amministrativi privi di efficacia di giudicato), per esempio emessi da Agenzia delle Entrate per crediti di natura tributaria, o da INPS per contributi previdenziali, o da INAIL per premi assicurativi, o da enti locali per tributi comunali, perché c’è la possibilità di eccepire con successo la prescrizione del credito statale.

Andrea Briganti Donati

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